A Villadossola per un concerto.

Abbandonando il lago Maggiore, la strada si addentra in una valle, tra monti scoscesi e verdissimi, pioviggina. Mi fa specie l’idea di andare verso la montagna, ed incontrare così tanti capannoni, ed aziende. Parecchie sono di  lavorazione del granito, lastre e blocchi sono impilati all’esterno dei laboratori, altri espongono sfere, colonne, lapidi… a Candoglia vedo un monumento rivestito di marmo rosato,  che è  stato usato perfino per i muretti dei giardini, al posto dei mattoni o delle beole.
Mi riconforta incontrare il cartello triangolare col cerbiatto che balza,  proseguendo,  un altro cartello mi segnala che siamo nel Parco Nazionale della Val Grande.
Si incontrano anche dei bei campanili,  sono un po’ la mia passione,  penso sempre al mio progetto per un libro fotografico,  giustappunto, ci penso e non ne fotografo mai nessuno: mi capita di vederli  sempre  a distanza,  passando in macchina,  mentre mi piacerebbe andare in giro a cercarli,  magari in motocicletta, che però non guido, quindi non so se questo progetto lo realizzerò mai.
Villadossola, mi sembra strana, quasi tutte case recenti, una piccola Milano  ai piedi di montagne impervie. Il Centro Culturale La Fabbrica, pensi che sia un vecchio opificio, chissà, se una volta lo era se ne è cancellata l’impronta: è una struttura enorme color salmone nel centro cittadino, un teatro a tutti gli effetti, e sfruttato, pure.
Per il concerto dell’Akademie Alte Musik Berlin, il penultimo della rassegna Stresa Festival 2011, è pieno.
Omaggiata  di un posto in prima fila, il concerto è stato per me una piacevolissima sopresa. fagotto, violini, clavicembalo, viola e violoncello, flauto ho potuto non solo ascoltare, ma anche guardare… osservavo i movimenti degli artisti e cercavo di discernere, nell’armonia, il suono dello strumento che ne derivava… mi sembra di aver imparato tantissimo sulla musica, questa sconosciuta. Quello che ho trovato affascinante è stato anche seguire la musica nelle espressioni dei musicisti, che uno di solito ascolta un’orchestra, e li pensa lì belli impassibili e concentrati.
Concentrati  sicuramente lo sono,  ma impassibili no. Si lanciano sguardi d’intesa ammiccamenti prima di cominciare un brano nuovo, ma ognuno ha la sua mimica. Il suonatore di clavicembalo sembrava  sorridere al suo strumento, la suonatrice di viola pure sorrideva, e le veniva la fossetta sulla guancia, e scuoteva i capelli,  trattenuti da un piccolo  fermaglio. Il violoncellista accentuava con il capo  ogni  passaggio, e sembrava soffrire. Il primo violino riccioluto avrebbe voluto danzare, secondo me, mentre le altre due violiniste erano  più  compassate, con la  loro guancia appoggiate allo strumento, o forse viceversa,  seguendo la musica chiudevano gli occhi come a gustare la sublimità e la perfezione del suono.
Insomma,  musica erano i suoni, ma anche i corpi dei musicisti.. ripensavo al film Fantasia di Disney “vedrete la musica, ascolterete le immagini”.

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