filobus

La signora occhialuta seduta sul filobus mi lancia uno sguardo di comprensione e complicità, ma non la conosco, e così mi giro per vedere se qualcuno alle mie spalle ha raccolto il suo cenno.

No, era tutto per me.

Ora lei sfoglia una rivista, io invece resto in piedi nel mezzo stracolmo, una situazione che odio perché mi sento esposta ai borseggiatori, mi è già accaduto su quella maledetta filovia.

Arrivano zaffate di uno strano odore, e la signora seduta lancia un sospirone, lei sospira mentre io vorrei resistere in apnea.

Dal sedile alle sue spalle una zingara raduna i suoi sacchetti di plastica stracolmi e si prepara per scendere.

La signora seduta mi mormora “Meno male, non se ne poteva più”.

Cerco di restare inespressiva, non intendo partecipare ai discorsi, prevedibili, che sono iniziati tra le signore intorno  ed un pensionato,  subito dopo la discesa  della zingara, ormai gli effluvi del mezzo li conosco anche troppo bene, e non sono rari, se vogliamo vedere, anche gli italiani flatulenti di alcool e malvestiti.

L’altro giorno invece era salito un vecchietto, di quelli tutti minuti e grinzosi, sul mento un accenno di barba bianca della giornata, e degli occhiali con una vistosa montatura nera, ed un piumino bianco, troppo grande per lui, e sentivo tutt’intorno odore di zucchero filato, e  pensavo che qualche volta succedon cose che sembran venire da una fiaba.

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8 pensieri su “filobus

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