scacchi


Nella foto c’è un errore, chi lo individua?

Quando i giocatori finiscono la partita, si affrettano a risistemare gli scacchi, pronti così per la sfida del giorno dopo. La sala vuota con tutte le scacchiere schierate, in attesa, ha un suo fascino.
Ma nel primo pomeriggio cominicia l’andirivieni, i partecipanti si fiondano alle vetrate dove sono affissi i nomi a coppie degli sfidanti, Open A, Open B, Under 20, Femminile.
Le qualifiche degli scacchisti arrivati ad alti livelli  mi ricordano un po’ Qui Quo Qua e le Giovani Marmotte, con il loro Gran Mogol. Qui ci sono GM Grandi Maestri, e Maestri Internazionali , uno di questi cammina scalzo magrissimo con i capelli un po’ lunghi. WGM, sono le donne grandi maestre, che non c’entrano con la Gelmini, ovviamente. Si può riconoscere un grande maestro perchè in genere ha più capelli di un partecipante all’Open B, probabilmente li tortura meno ed i capelli si fidano di più a far capolino. Un’altra caratteristica del bravo giocatore di scacchi  è chiamarsi Daniele, o Michele, anche nelle varie versioni  dell’Est Europa.
Uno pensa che è solo un gioco, invece sono lì tutti seduti, ed è uno sport, con tanto di CONI e di analisi anti doping, solo che pare ci siano problemi a determinare quali possano essere  le sostanze tabù per uno scacchista, chissà, forse il caffè.
A guardarli dal vetro, nessuno ride, solo quelli dell’organizzazione, le espressioni dei giocatori sono quasi drammatiche, tese, intense.  Un bambino, forse non ha otto anni, si alza in piedi quando deve muovere.
Tac, pacca sul timer, c’è chi si alza, annota la mossa ed esce a fare un giro, mentre l’avversario pensa lalla sua prossima. Una ragazza, sul tardi, esce, va al bagno col viso coperto di lacrime.
Io sto lì, leggo,  vado a fotografare le farfalle, guardo, assorbo comunque l’ambiente, e solo lì mi viene voglia di giocare a scacchi, ma quando mi trovo davanti alla scacchiera provo un certo smarrimento: non so assolutamente perchè dovrei muovere un pedone piuttosto che un altro, non mi immagino la partita partendo da quella mossa lì, che sia inglese, siciliana, o un gambetto, ed esiste anche un attacco indiano, di soppiatto, non è che l’avversario  improvvisamente ha penne mocassini e tomahawk (però sarebbe bello). E’ più divertente dopo, quando i pezzi si sono finalmente sparpagliati nella scacchiera, allora si che provo gusto a fare le pensate.  In ogni caso, perdo, più o meno velocemente, in genere più, senza potermi appellare a Bucholz.

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19 pensieri su “scacchi

  1. utente anonimo

    Risposta: la schacchiera sul primo tavolo a sinistra hai i pezzi neri al posto dei bianchi.cosa ho vinto?tabatha4everP.s Voglio la foto del bambino che si alza per muovere … :-))

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  2. Juliettefree

    Si, la prima scacchiera è messa al contrario rispetto alle altre… non ti dico a chi mi hai fatto pensare parlando di scacchi…  al mio adorato nonno che era un pregevole scacchista dei suoi tempi… ma per me era solo il tenero e dolce nonnino, che mi faceva giocare a  preparar da mangiare coi suoi pezzi da gioco e poi faceva finta di mangiarli, per far contenta la sua piccola nipotina (IO)!!!  ;-)))buona giornata, cara Tiptop!

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  3. dubert

    Il quesito era facile. Dici di non essere una gran giocatrice. Neppure io lo sono, ma credo che questo dovrebbe essere un motivo di un certo orgoglio. Chi è dotato di intelligenza creativa non può concentrare tutte le sue energie mentali su qualcge decimetro quadrato. Chi è dotato di intelligenza creativa cerca di immaginare, di guardare oltre l'orizzonte degli eventi, di gettare il cuore oltre l'ostacolo.No gli scacchi, proprio non li sopporto.Bel post comunque e molto curioso perché non sapevo che si organizzassero tornei a questo livello. Mi sono sempre limitato a cimentarmi contro il Pc. Perdendo, ovviamente!Ciao,Dubert

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  4. Sontyna

    Tanti tanti anni fa mio marito, con pazienza mostruosa, ha cercato di insegnarmi a giocare a scacchi.Ma io proprio non ce la favevo, venivo continuamente distratta da una mosca che volava, il profumo dei fiori sul tavolo, il pensiero di cosa preparare per cena…insomma un disastro!Il poverino ha rischiato la nevrosi prima di arrendersi ed ammettere che mai e poi mai sarei diventata una scacchista

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  5. tiptop

    Mi aveva insegnato a giocare mio papà e mio zio, e credo di non aver mai vinto una partita…Ma per quel che so, che ho visto, e sentito raccontare, quando giochi a scacchi vedi oltre l'orizzonte, getti il cuore oltre l'ostacolo. Chiaramente è un gioco, ma non mi sento di dire che non ci sia creatività, e passione.Quando sei lì, non importa quanti cmq sono!

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  6. tiptop

    çSontyna, infatti dico che solo lì riesco… sono lì in vacanza senza obblighi di casa e famiglia, e non ho le mille cose che mi rincorrono e il pensiero d quello che ho ancora da fare!

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  7. utente anonimo

    Imparai a giocare a scacchi da bambino. Credo con il mio caro amico d'infanzia Sergio. Lui aveva anche dei libri ed era più bravo di me. A parte che con lui, poi partite ne ho vinte. Ho insegnato a giocare ai miei due figli più grandi e credo che, appena crescerà, lo insegnerò anche al terzo. Mi sento di dire che è un gioco + maschile, senza volere entrare in dispute di sesso, femministe, maschiliste, etc … non che le femmine non possano giocarci o essere più brave dei maschi, tutt'altro. E' solo per cercare di capire alcuni post precedenti sulla creatività, il volo delle mosche etc. Forse le femmine sono più creative, più attratte dall'orizzonte, dal resto, più curiose. Negli scacchi c'è la sfida, la caccia e l'assassinio, il cannibalismo dei pezzi dell'avversario. Antropologicamente mi sento di azzardare che il maschio è più portato a cacciare etc. Un po' come alle femmine piace togliersi le scarpe e camminare a piedi nudi.Luigi Tuveri

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  8. aeroporto

    Scopertamente ambisco al lavoro misericordioso. Lascerò combinare i giusti numeri e le rapide esecuzioni di lettere al giudizio. Spero che il pedone passerà inosservato, consapevole del tempo che appartiene al deserto dei mari e delle terre che sono speculo del bianco e del nero. Tenterò (per ultimo) pazzia: l'infida scusa, l'astuta mancanza d'aria; e desterò rancori per il mio mancato regno. So che eserciti si comprano con la menzogna del vivere e con l'oscenità promessa. Il mio non muovermi è apparente; è solo scudo e metafora di essere. Non ho passato nè futuro, ma trappole. Vi concedo possibilità pacifiche, gioghi da maniscalco e ferri nuovi. All'alba raduneremo le nuvole che verranno contate e lasciate libere di scorrere e vedrete, così, le ombre sulle ombre. Il gioco sarà chiaro. Roma dovrà piegarsi. Un'altra Roma e un'altra fenice apparirà. Con vesti fatue impererà con il mio nome: ma sarà gioco. Canuti predicatori calpesteranno deserti di polvere; apriranno uffici metrici, stabilendo le loro misure. Assi verranno inchiodate e alfieri attraverseranno ponti congiungendo trasversali ricordi, nè più loro sapranno, nè più voi saprete. Ogni congiunzione sarà ritrovo, università, piazza,  ma di misura mercato. E lo speculo infinito sarà tre volte scavalcato da cavalli: piegati alla volontà degli angoli. E raggianti piazze pacifiche guarderanno con paraocchi agguati senza rancori. Lecitamente tratterranno (in singole innocue liturgie) folti pellegrini, con misure e pesi seminuovi. Ed io sarò costretto ad essere quello che mai sono stato: corpo e ricordo di questo. Le torri: cime, montagne, colline, financo alberi, il sole li farà scorrere da nord a sud con l'ombra di questi, e da ovest ad est sarà la notte che moltiplicherà ostacoli invisibili: onde d'aria e mura di eco silenziosa. L'immaginato è lì, come sai. Nella calura potrai riposarti sotto le mie mura; terremoti scuoteranno come alberi al vento le fondamenta di roccia. E, ferito, nell'incoscienza, nel delirio, nel sogno, mia madre mia sposa mia figlia, verranno a salvarti e a chiederti d'essere uomo in questo gioco incosciente.

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  9. tiptop

    Beh non è un vero e proprio errore, nel senso che se uno vuole giocare a scacchi  lo può fare lo stesso. Diciamoche è un'imprecisione nel rito dei tornei scacchistici. Il bianco è quello che comincia, e mi dicono che è utile agli arbitri che ci sia uno schieramento ordinato.

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