La massaia è demodè.

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Quando non vivi quotidianamente in un posto, che ti è però abbastanza familiare,

e ci torni dopo un po’, ti  accorgi dei suoi cambiamenti,  e ti rendi conto della direzione che han preso, o ci fan prendere, alle nostre vite.

Stradella è un piccolo centro dell’Oltrepò Pavese,  e porta un nome giustamente vezzeggiativo, se si gira a piedi nel centro sono casette, cortili, case padronali, vicoli, la piazza  quella bella  con l’acciottolato… niente da invidiare agli  altri centri storici, quindi, c’è tutto quel che serve.

Ho cominciato a frequentarla quando si è trattato di sistemare alla meglio il rustico del capofamiglia nell’Oltrepò.

C’era l’arrotino che vendeva coltelli di tutti i tipi, e c’è ancora, credo sia un mestiere immortale in una zona di vigneti e giardini.

C’era un grande negozio di casalinghi che vendeva anche le stufe e le cucine economiche, a legna, e c’era il materassaio, un omino minuto, sardo di origine, che si muoveva in una bottega tutta piena di lane e crini, e tele fiorate: del negozio di casalinghi, il locale con il fronte sulla via grande  è diventato un “kebab”,  e  i locali sul retro portano il cartello affittasi.

Gli unici piccoli supermercati  che conoscessi, il Gulliver affiliato Standa ed uno Skipper, sono stati via via affiancati da Unes, Lidl, ed altri discount: un duro colpo è stato inferto poi all’Unes di Stradella, situata al confine col comune di Broni, quando esattamente di fronte è sorta l’Esselunga di Broni, al confine con Stradella.

Tra le boutique del pane, resiste ancora una panetteria buia, con le piastrelle di graniglia, un  bancone severo, ripiani solo  con confezioni di pasta secca, di marca, e la fornaia serve solo  pane, la  mica, il pane del posto, che puoi tagliare per giorni, e la treccia.

I bar, i tradizionali bar di paese che ancora c’erano nelle vie principali,  anch’essi il più delle volte poco luminosi,  bancone in alluminio un po’ ammaccato,  tavolini  e seggioline in formica verdolina, ora portano nomi trendy,  hanno sgabelli, e tavoli di legno, poltroncine, lo staff  di un bar che ha la pagina su Facebook porta la maglietta con il nome del locale.

Devo vedere come sia ora il Flamingo, la discoteca dall’insegna rossa e gialla, mi sembra abbia cambiato nome.

che io sapessi. Il mercato il martedì, la domenica solo di alimentari.

Anche il mercato sta cambiando, aumentano le bancarelle cinesi, diminuiscono i casalinghi e gli articoli da massaie.

La massaia è demodè.

I paesi più piccoli, le frazioni, sembrano ancora resistere all’omologazione, alla perdita di identità.

L’evoluzione fa parte della vita e della storia, è naturale quindi  notare cambiamenti, ma non so se anche i nostri predecessori abbiano avvertito  quella sensazione che sento sempre addosso io, come se qualcuno volesse che siamo in un certo modo, tutti a fare la stessa cosa in uno stesso momento, a desiderare le cose che ci mette lì apposta per desiderarle.  

 

 

 

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8 pensieri su “La massaia è demodè.

  1. rumore49

    E' un cambiamento che sta avvenendo in tutti i paesi. L'avvento dei supermercati  fa chiudere le piccole botteghe dove  il rapporto con il cliente era di amicizia si scambiavano alcune battute. Ora siamo solo dei  "numeri" .

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  2. tiptop

    Ma io lotto! Cerco di conoscere le cassiere! (devo dire che quando lavoravo part time e passavo da''esselunga vicino a casa prima di rientrare, le conoscevo e mi conoscevano!)

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  3. tiptop

    Infatti il mondo va verso  il "tutto fatto con lo stampino", chi parla di globalizzazione, io penso all'omologazione.La salvezza sono le persone…  qualcuna resta umana, bisogna trovarla.

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