Il solista (anzi, due)

Non sapevo niente del film, tranne che il protagonista fosse un suonatore di violino randagio,  tant’è vero che quando ho visto la prima scena, il ciclista che cade e si fa male, credevo che il solista fosse lui, e mi sembrava che come mendicante randagio fosse troppo a puntino.
Invece era il co-protagonista, l’altro solista (della penna), ed era la prima delle scene senza capo nè coda, diciamo di contorno alla vicenda, insieme alle altre due, andare a farsi fare le analisi per conto del giornale e scrivere un articolo sugli effetti dell’inquinamento, e la vicenda dei procioni che devastano il giardino e da tenere lontani con l’urina di coyote, che, si scoprirà, vendono liofilizzata. Forse queste due ultime non sono propriamente inutili, forse danno un quadro dei limiti, sempre valicabili, raggiunti dall’alienazione nel nostro evo. Al pari delle riprese di Los Angeles dall’alto. Gli anelli delle strade che sovrastano l’abitato e nei quali scivolano rettangolini, gli stessi rettangolini che vedi allineati fermi  tutti uguali in immensi parcheggi sotto i cavalcavia, e la sconfinata estensione di rettangolini di casette tutte con la loro macchiolina turchese di piscina.
Terrificante confronto con i quartieri dove gli uomini randagi si accalcano e sopravvivono in mezzo alle loro  violenze, malattie, dipendenze,  una violenza che non è solo la loro ma a questo punto sembra lo sia il vivere stesso, aiutati da energici volontari, da loro rispettati.
E sotto questi anelli di strade c’è un senzatetto vestito in modi vivaci, il sig. Nathaniel Ayers, cultore di Beethoven che non può tollerare una cicca di sigaretta buttata per strada. Il gionalista trova la sua storia, il senzatetto malato di schizofrenia trova il suo punto di riferimento. Come sempre, non mi piace narrare la vicenda in modo particolareggiato, se no uno che legge qui poi non si gusta il film. Posso dire del fine abbastanza lieto, senza palloncini che volano in quanto il regista è inglese, abbastanza lieto dicevo perchè il senzatetto non guarisce, semplicemente i due protagonisti trovano un equilibrio nel loro rapporto, diventando semplicemente amici senza essere più vicendevoli strumenti quasi ossessivi.
Ed è da non perdere la colonna sonora, assaggiatela nel trailer, perfetta.

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5 pensieri su “Il solista (anzi, due)

  1. cinepaz

    Per me è stato un gran film, ma gli manca quel qualcosa, le musiche, hai ragione sono stupende anche per come legano con le immagini, mi viene il dubbio sul fatto che l'America si voglia un pò pulire la coscienza per come vive questa gente, e pensare che sopra c'è Hollywood

    Rispondi

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