Il mio Salone del Libro di Torino, con sandali bugiardi.

Sul treno regionale per Torino delle sette e un quarto c’erano alcune passeggere, belle e dalla pelle scura. Mi sono ricordata di articoli letti parecchio tempo fa su un certo tipo di pendolarismo, avrei voluto poterle osservare, cercare indizi dei loro pensieri. Alcune sembravano allegre, una parlava all’indirizzo di un’altra, che resa invisibile dai sedili rimaneva sileziosa,  ed usava un’intonazione un po’ accesa, ma non ero certa che fosse arrabbiata, il suono di quella lingua sconosciuta non era per niente sgradevole.
Le prime ore del mattino, pensavo, sono le migliori per l’utilizzo dei servizi igienici pubblici: mi decido prima di scendere  dal treno e nel w.c. pulito trovo la carta igienica, lo sciacquone che funziona, ci sono gli asciugamani e perfino il sapone, penso di lavarmi anche gli occhiali. Non poteva andare così liscia, qualcosa mancava infatti,  l’acqua dal lavandino, ma per fortuna non avevo ancora messo il detersivo sulle lenti.
Alla cassa del Salone del Libro arrivo una ventina di minuti prima dell’apertura (perché devono pagare gli espositori, ed anche il pubblico?). Quelli dietro di me bofonchiano perché la cassiera è  lenta. Però mica si può dire, se la fila lunga degli altri è formata da famiglie, fanno prima a smaltirla rispetto una fila lunga uguale di biglietti singoli.  Ma l’importante è brontolare, mica cercar di capire.  E comunque arrivava il profumo delle brioches, dal bar Autogrill dell’ingresso. Uno dei tanti bar Autogrill all’interno del Lingotto, mi è venuto da ridere quando nel pomeriggio, sorseggiando una corroborante spremuta d’arancia (vera) ho sentito un signore trafelato parlare al cellulare “ Sì sì sono arrivato adesso – e si guarda intorno – mi trovi al bar Autogrill “ guardi signore che ce ne sono minimo quattro, nell’immensità “Aspetta che ti spiego meglio, sono nel padiglione 3…”
Però Autogrill all’interno di un salone del libro, non è che suoni tanto bene. “Sono al Bookgrill”… “troviamoci al Bookcook” … Bibliogrill… Ecco, invece il nome del ristorante Ciao, è perfetto. Seduta, mangiando, ho esclamato “sembra di essere in una stazione, tutti che  salutano”. E’ un continuo sventagliare di braccia alzate e dita frenetiche, “ehi qui, siamo qui” “qui qui qui c’è un tavolo” per un braccio che cala altri si alzano.
I miei obiettivi al Salone del libro erano due… trovare qualche poster da mettere nella casetta di Pallanza e trovare qualcosa di lacustre.
Sul mare ci sono un sacco di pubblicazioni, e barche e pesci e isole e coste e narrativa, mentre sui laghi,  il lago Maggiore in particolare no, mi venivano in mente solo Luino e Piero Chiara. 
Insomma, ho catturato un libretto sulla strage di ebrei nel 1943 nell’albergo di Meina, credo la prima strage italiana, di cu avevo sentito parlare, ed un libro di Mario Soldati, intitolato Orta, con alcuni scritti anche su Feriolo e Gignese. Cercavo storie e leggende, però.
Per i poster, ce ne era uno che mi piaceva, giustappunto l’unico che non era in vendita: no, no, gli altri non li voglio, mica è colpa mia se non mi piacciono.
Tallonata da quelli di Green Peace, che mi devono aver  individuata  sbracata nella mia poco smagrente camicia rosata, credo volessero catturarmi e proteggermi dai giapponesi – però non ho visto giapponesi, giusto, come mai mancavano? –  ho fatto lunghe camminate tra i libri, con un momento di suspence… un’impressione  di violenza, di passo militare, di rumorio… credevo avessero arrestato uno… Ma no, era Saviano, che si avviava a una conferenza. Un effetto tipo pifferaio di Hamelin , il padiglione è sembrato svuotarsi confluendo in coda dietro a lui. E’ stato un attimo realizzare che se anche mi fossi accodata, non sarei riuscita a sentire niente di quel che diceva, e per dire “ho visto Saviano” lo posso dire lo stesso, e mi è spiaciuto per lui, che fosse così prigioniero.
L’effetto del Salone di quest’anno è stato in un certo senso positivo, rispetto la mia prima visita, lo scorso anno, nella quale mi era sembrato tutto un po’ grigio, omogeneo…niente di nuovo, quest’anno, però i libri mi sembravano più invitanti, più eleganti, amichevoli… come farfalle, nonostante certa letteratura equivoca dispersa tra i libri per bambini, con tanto di copertina rosa confetto “Sei mariti per una topolina” Non ho osato guardarne le figure.
Ho comprato poi “Lo scommettitore” di Remo Bassini, e, per sopravvivere in Facebook, “Non leggete i libri fateveli raccontare”, di Luciano Bianciardi, e “Insetto sarai tu!” che parla di insetti geniali.

E se nel girare avessi incontrato una fontana, mi sarei risvoltata i pantaloni e ci avrei pucciato i piedi, buttando all’aria i sandali fintocomodi.

Annunci

6 pensieri su “Il mio Salone del Libro di Torino, con sandali bugiardi.

  1. tiptop

    Beh, il profilo commerciale contamina qualunque iniziativa… sta a noi come viverla, e cosa tirarci fuori.Non ho ascoltato comunque una sola conferenza, ho preferito,  le poche ore a disposizione, aggirarmi tra gl stand, e non ho preso nessun appuntamento con gli amici letterari… chi incrociavo incrociavo.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...