bolle di sapone

Ho visto in cucina  lo sparabolle dei Gormiti,  di plastica gialla, con una boccetta caricatore… fare le bolle di sapone impugnando un’arma.
Ma  perchè perdere la delicatezza del gesto? Le labbra che si avvicinano ai  cerchietti di plastica che trattengono un tessuto di accqua un po’ lucida, e soffiano piano, nel  il timore di infrangerlo. La bolla che vola, altre la seguono,c’è un senso di gioia, forse sarà la leggerezza di quel volo, o questa nascita un po’ magica.
Da bambina giocavo con le bolle sul balcone della cucina, abitavamo al settimo piano, e non mi ponevo ancora il problema delle vertigini.
Non esistevano ancora le boccettine di plastica con i cerchietti ed il liquido che quando finisce è da buttar via. Che quando poi ti ritrovi  madre, scafata dalle esperienze della vita, ti chiedi che mai ci sarà dentro se non sapone – son bolle di sapone, eh! -, ed allora ci rimetti un po’ di detersivo per i piatti, un po’ d’acqua, e via andare.
Quelle non esistevano ancora, e non avevo neanche le cannucce. Le cannucce pensavo si trovassero solo nei bar, e potessi averle solo portandone di nascosto qualcuna a casa. Un’ambizione di possesso forse tipica della mia generazione, che avrebbe alimentato  i furti di posaceneri dai bar, prima che arrivasse la pubblicità e il marketing ed il merchandising, ed i portaceneri te li mettessero lì, nei bar, per essere rubati, alla faccia del libero arbitrio. Come le  saponettine e i bagni schiuma degli hotels, insomma.
La mamma mi faceva le cannucce, con la carta degli alimentari, quella un po’ gialla, robusta, ruvida  che il macellaio usava per la carne.
La arrotolava e la legava con un pezzettino di spago. Penso che fosse la mamma, ma forse era la bambinaia Maria, o sua sorella, la cameriera Laura, che era in cucina. Era normale che la Maria fosse con me, e anche Laura, visto che era il balcone della cucina. Penso che fosse la mamma, ma mi sembra strano che ci  fosse lei a fare queste cose, nel mio ricordo si confonde.  Però era stata la mamma a urlare in cucina quando mi sono tirata un armadio addosso, rimanendo nell’incavo. Quello me lo ricordo, il suo spavento, il mio non lo ricordo tanto visto che non mi ero fatta niente. Ma sentire un rumore,  entrare in una stanza e trovare un armadio a terra dove ci doveva essere la tua bambina, non deve essere un bel vedere per una madre.
Mi affidavano un pentolino, con l’acqua e del sapone da bucato, quello in polvere, che aveva  sempre dei grumini non sciolti. E le bolle riuscivano lo stesso,  con la cannuccia della carta del macellaio, e volavano dal settimo piano, sopra il cortile.

7 pensieri su “bolle di sapone

  1. amoleapi

    e invece ci vuole arte anche per fare bolle di sapone, io ho provato più volte a rigenerare il contenuto della boccettina di plastica, ma poi non riescono altrettanto bene, a detta dei figli.ciao.

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  2. ladygabibbo

    nemmeno io riesco a fare le bolle, però il liquido che si usa per fare le bolle rovina le piastrelle…e pure le piante…maria merola ha fatto le bolle sulle mie surfinie ed erano piene di macchie bianche, tipo candeggina

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