Guardrail

Lunedì sera dovevo uscire, per la presentazione del libro di un’amica Facebook.
La scelta dell’abbigliamento non è difficile, anzi  quasi obbligata, non ho portato con me per ora che poche cose, il necessario per qualche giorno.
E’ un po’ come stare in un campeggio, tante cose non le hai e ti arrangi un po’: anche  le pentole sono ancora imballate, e bicchieri a òpoco prezzo  che mi piacessero non li ho ancora trovati.
Quando è ormai ora di andare, mi viene da pensare che mi ero preparata senza impigliarmi  in nessuno, ed ero stata in completo silenzio, che senza uscire di casa  forse si perderebbe l’uso della parola, a stare da soli si ascolta si guarda, ma non si parla, e poi si usano gli sms.
Guido per Milano, in fondo è come sempre, ma  pensavo un po’ preoccupata al ritorno in piena notte, quando sarebbe stato difficile trovare posteggio perchè la carreggiata deve essere libera, passano i camion per il lavaggio stradale, e non conosco ancora la zona by night per muovermi in sicurezza.
L’incontro con gli amici, le presentazioni, ci si avvia al luogo, un bar nei pressi del Naviglio, e  improvvisamente mi accorgo di essermi dimenticata di cenare.  E’ proprio un bar, non c’è una saletta… si saluta l’autrice, intorno solo volti sconosciuti. La svolgimento della serata è lasciato agli avventori, non accade nulla, non sembra neanche che debba accadere nulla, nella penombra, ma va bene così, la conversazione nonostante la musica, più rumorosa  che altro,  funziona,
Un cameriere prende le ordinazioni,  un filo di speranza si accende in me attanagliata dalla fame: sconsolata, vedo arrivare un vassoio con tre bicchieri, nessun piatto. Qualcosa è esposto sul bancone, residuo dell’ora dell’aperitivo, ma mi vergogno un po’, con le mie forme abbondanti (eufemismo) essere quella che si abboffa…ma alla fine cedo, spiluzzico. Certo che comincio bene, magari riesco davvero anche a dimagrire.
Si accende una lucina…Eva si alza, con  altri due ragazzi, una breve introduzione, leggono brani del libro, sorridono, e ridono e si fanno cenni: una presentazione, come dire, domestica, spontanea.  E così è,  fresca e sorridente,  Eva, sedutasi poi al tavolo con noi.
Al ritorno penso se non sia un po’ "Guardrail" anch’io, per quanto in epoca e circostanze diverse.
Come pensavo, non trovo posteggio, lascio la macchina vicino alla  casa di famiglia, dove  sarebbe comunque servita la sera successiva, e chiamo un taxi per tornare al mio eremo.

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8 pensieri su “Guardrail

  1. evtngbutheshoes

    Che bel post!
    Non sono la sola ad avere certe “fisime” , bello!
    Certo che voi a Milano avete di quei problemi col posteggio non indifferenti.
    Ci vengo una settimana all’anno e me ne ritorno a casa felice solo per il fatto di possedere un garage!
    Ciao!
    Susy

    Rispondi

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