SENZA TITOLI

Senza titoli, morire infatti che ne ricordi mai uno. Vabbè gli “eterni” si sanno… Mrs Robynson, The Sound of Silence, The Boxer… ma gli altri no. C’è da dire che non sapendoli,  è veramente difficile ricordarli.
Sono tornata da poco dal concerto di Paul Simon, qui all’Arena. Li ascoltavo molto da ragazza, gli indimenticabili Simon e Garfunkel,  il lungo il corto il pacioccone (il pacioccone ero io).
Che abbiano fatto dopo El condor pasa, e dopo quell’epoca lì, non lo so, non me ne sono mai curata, sapevo solo che si erano divisi. Comunque, quando mi si dice di andare a un concerto è difficile che dica di no. E poi perchè avrei dovuto dirlo, mi piacevano in due… mi piacerà anche Simon da solo; ma Garfunkel invece che fa?

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Va bene, sono andata a sentire un cantante di cui non sapevo più nulla, per cui non so che pezzi abbia fatto e di quale disco, ho riconosciuto solo i classici.
Con M abbiamo sostato un sacco aspettando i suoi amici, nei pressi dei chioschi di zucchero filato, frittelle e paninozzi  con carni diversamente cotte, sia all’entrata che all’uscita, effluvi tali che che quando sono tornata il cane e i gatti mi son venuti incontro visibilmente curiosi.
Uscendo, nella calca, ho pensato che questo pubblico era un po’ come un dito d’acqua nel bicchiere, che se si rovescia per terra o sulla tavola sembra un mare.
Ho apprezzato un’iniziativa pubblicitaria per una volta tanto sensata: all’ingresso ti offrivano di ricoprirti di Autan.
Nell’ attesa di questi amici abbiamo perso il chitarrista propedeutico, tale Ruben Ford, le cui note arrivavano comunque a farci compagnia.
E’ poi arrivato un omino in  giallo e piccolo piccolo, che riempiva il palco, seguito da una band molto agguerrita. Una musica la loro senz’altro adatta all’estate, che invita a tenere il ritmo, a battere per lo meno il piedino (n.39/40).
Un energumeno nero, riccio  (è politicamente corretto scriverlo perchè era italiano) mi prega di non fare foto. Intanto ho disubbidito, ma senza esagerare. A lui non ne ho fatte, comunque.
Le canzoni si sono srotolate una dopo l’altra, non che ripensandoci fossi poi in grado di distinguerle. In alcune mi sembrava di sentir sgocciolare le note, in un’altra ho riconosciuto un’influsso reggae, ed in un’altra echi del condor. Mi è piaciuto vedere la fisarmonica sul palco, è uno strumento che mi fa simpatia, come il rumorista che si grattuggiava sul petto. La batteria aggiungeva battiti al mio cuore, il tamburello andava a perdersi nello sfondo, a tratti il sax mi bucava, mentre l’omino indossava una chitarra dopo l’altra, le luci si inseguivano  gialle blu e violette come nei disegni cachemire. Quando sono iniziate le note di The Sound of Silence.. non mi sono resa conto subito che Paul Simon la stava suonando da solo in un palco vuoto, non pareva. E poi la mia testa va sempre un po’ dove vuole, dietro i pensieri o dietro i sogni. Quando finisce di suonare il pezzo alza la chitarra, come per ringraziarla, perchè noi la ringraziassimo.

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9 pensieri su “SENZA TITOLI

  1. gh7

    Il Simon fece un famoso disco a inizio 80s con un sacco di bravissimi negroni (Graceland), un altro discreto dopo su quella linea, uno carino prima con una canzone stupenda (René and Georgette Magritte with their dog after the war) – cioè, esiste anche da solo, visto che poi il musicista dei 2 era lui e lo sbrindellone stava lì per via di quella voce che il nano, piacendogli o no, non si è mai sognato di detenere.
    Hai reso l’idea del concerto milanese, ben fatto.

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  2. utente anonimo

    Che meraviglia… ascoltare musica dal vivo è sempre emozionante… anche a me piace molto la fisarmonica… e come sempre riesci a rendere magico ogni momento con le tue parole!
    Ti auguro momenti di serenità e gioia che, ne sono certa, non tarderanno ad arrivare, indipendentemente dai “timori” del momento…
    Buona giornata! ;-)))
    Juliette75

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  3. utente anonimo

    Che dire dopo avere assistito ad un concerto così

    Era la prima volta che vedevo il piccolo grande uomo autore di canzoni immortali, uno che da cinquanta anni ci regala emozioni e classe e che nel corso della carriera ha sempre mantenuto un altissimo profilo, tra i primi negli anni ’80 a fare quela che poi è divenuta la world music
    Ieri sera Paul Simon ha ancora una volta incantato la platea con il suo tocco magico, reinventando alcuni dei suoi celebri pezzi (tra tutti The Sound of Silence, da brivido) assecodato al meglio da una band multietnica di sette elementi che hanno arricchito il tutto con un groove da lasciare sbalorditi

    God Bless You Paul

    Matteo

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  4. tiptop

    Juliette…sei sempre troppo buona! peccato che sei anonima, mi piacerebbe sapere di più di te!

    Mikemcold…datato chi??????? io sono una ragazza, sappilo.

    Mimmo, Gh7, “anonimo” M compagno di concerti, che dire, siete imparati voi… 😉

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