In gita, beh chiamiamolo Tour – capitolo primo.

Con Auxesia1, per vedere  un po’ di Creta, abbiamo scelto due tra le gite organizzate che proponevano, bilanciando attentamente  sassi mare scottature solari.
Così il primo tour,  di mercoledì  comportava la visita di Spinalonga ed Agios Nicolaos, inframmezzato da bagno in caletta e grigliata sul battello.
L’isoletta di Spinalonga è occupata interamente da una fortezza veneziana, passata poi in mano ai turchi e diventata  lebbrosario quando è tornata alla Grecia; i malati potevano viverci in comunità, avere una vita normale, sposarsi, avere figli anche sani. Adesso all’isola hanno dato un nome greco, ma nessuno lo usa e si chiama sempre Spinalonga. Infatti l’ ho già dimenticato, lo avevo riconosciuto, poco dopo averlo sentito dalla guida, sull’ insegna di un bar, e non mi ricordo neanche più perchè Spinalonga si chiama  così, che anche  lì c’era tutta una storia.
La partenza col pullman ha avuto i suoi problemi, perchè un automobilista sosteneva di non riuscire a immettersi nella via principale a causa del grosso automezzo in sosta, arrabbiato aveva chiamato i vigili, mentre la sua compagna  guardava il cielo tergendosi il sudore e un tot di macchine dietro a lui si immetteva sulla via principale. Dopo una ventina di minuti l’autista del pullman si è messo a guardare la via e gli ha fatto segno di andare, e questo è andato: perchè non lo avessero fatto prima, in lingua greca, non ci è dato di sapere.
Così è cominciato il tragitto in pullman, con la guida che diceva a sinistra vedete  questo, a destra quell’altro, e io credo che arrivassi sempre tardi, in preda ad ambasce, tipo, sinistra sua o sinistra mia. Insomma delle piantagioni di bananine,  non ho visto neanche un casco. Però ricordo tutto sull’andamento del mercato delle banane in Creta.
Come in tutti i viaggi che abbiamo fatto in pullman, si è passati a raccogliere turisti in altri complessi, con impressionanti manovre in stradine ripide e strette che improvvisamente diventavano sterrate,  e si incrociava sempre un pullman in senso contrario.
Siamo arrivati ad Elounda, da dove ci si imbarcava  per Spinalonga,  qui trovate tutta una serie di foto su Flickr, quelle della fortezza  e delle barche; siccome oggi sono di umore allegro la foto che ho scelto di postare riguarda il cimitero del lebbrosario.
Da Spinalonga , dove nel frattempo erano attraccate altri battelli di turisti,  siamo partiti per raggiungere una caletta, mentre i turisti galleggiavano nel mare celestiale i marinai avrebbero preparato la grigliata (fortunatamente carne)  che avremmo consumato sul battello.
Il tempo di fare un paio di bagni – ho nuotato piano piano (tanto veloce non ci riesco, questa volta però avevo la scusa) per raggiungere un gabbiano galleggiante alle spalle (gli uccelli hanno le spalle?), ero quasi vicino che si è girato ed è volato via – intanto la caletta  si era riempita di turisti, sei battelli erano attraccati e dodici marinai cuocevano grigliate su sei griglie, sei fumi si alzavano.
Siamo fuggite sulla barca. La grigliata comprendeva pomodori e cetrioli, nonchè il noto arancio sbiadito e disidratato (si rimanda  ai post precedenti sulla vacanza), e ho spiegato in inglese ed a gesti al capitano che non li digerivo (parola che proprio non sapevo) e lui mi ha detto buon appetito (in italiano) lady, ma dopo mi ha anche chiesto se la carne era buona. Bel tipo il capitano.
Da lì, ritorno in battello ad Elounda e ci hanno abbandonato a 38° nella città di Agios Nikolaos, famosa per il lago vulcanico, leggenda volle senza fondo, e voleva anche che Atena ci facesse il bagno.
La guida ci ha detto che è alimentato da un fiume sotterraneo, ed è  fondo 64 metri, ed Atena doveva essersi asciugata ed andata via, perchè non si è vista. In cambio il lago era una pozzanghera, collegata con un canale al mare per cui non era più solo lago, e mi sono chiesta che tipo di pesci ci abitava. Intorno,  un sacco di bar con figuri che ci invitavano ad accomodarci, abbiamo ignorato tutti questi inviti per morire di caldo qualche via più in là, dove però ho comprato due spugnette naturali per il culetto del nascituro principino, a prezzo irrisorio rispetto quelli italiani. Il resto costa uguale, mi pare, ed è anche uguale, a quello che trovi in Italia. 
Migliaia di quelle spugnette ho scoperto poi che le vendevano in un emporio di prodotti tipici a due passi dal nostro Village,  ma vabbè.

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3 pensieri su “In gita, beh chiamiamolo Tour – capitolo primo.

  1. gh7

    Che post molto culturale (il bimbo Salmone domanda al gatto cosa ci fa qui da loro. Il gatto, come ovvio, non si sogna di rispondergli e con ogni probabilità manco capisce la domanda)

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  2. tiptop

    Mimmo… disagio relativo…quando ci hanno recuperato, i gradi erano scesi a 37°.

    Gh7… Il bimbo Salmone? mi manca qualche pezzo… il gatto ce l’ho, anzi due.

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