pensieri sparsi

Ieri sera a cena, ho organizzato io, un gruppetto eterogeneo, qualcuno del blog, qualcuno dell’ufficio, qualcuno del corso di scrittura. Qualche defezione per motivi di salute… tra cui colei che aveva scelto il ristorante, ed un ritardo di M, il mio amico collega…che aveva accettato di fare da tappabuchi in una partita di calcetto, arrivando a cena quando stavamo per ordinare il dolce. E comunque è stata confermata una mia teoria…che una cena per riuscire non deve avere più di sei, otto commnesali, che si resta tutti coinvolti. Perchè il tavolo si è riscaldato quando siamo rimasti in sette, con M che è arrivato alle nove perchè aveva pensato bene di inserire all’ultimo minuto una partita di calcetto dalle sette alle otto. Così ha ordinato il fritto misto quando noi eravamo al dolce. Si è riscaldato a tal punto che R ha fatto esplodere un bicchiere sfiorandolo, e poi E che insegnava ad M a fare le sigarette con le cartine, filtro e tabacco, e si rideva, e ogni tanto si restava al buio perchè era un compleanno ad un tavolo vicino, e allora arrivava la torta con le candeline e suonava la musica della metro golden mayer. Mica tanti auguri a te, quella dei film con il leone. Quattro volte in una settimana, che non è ancora finita, al ristorante. E odio i ristoranti e vorrei tanto andare al cinema. Mi sa che davvero, andando avanti così, comincerò ad andarci da sola, ma mi è sempre sembrato il massimo della tristezza, è bello uscendo scambiarsi le opinioni. Il ristorante era esattamente di quel tipo che odio, per grandi tavolate, per troppa gente. Sarà che ho un grande bisogno di intimità, ma mi piacciono i posti piccoli, mi piacciono gli angolini. Un po’ come sentirsi abbracciati e carezzati, e coi bacini. E oggi sono andata a mangiare da sola, niete pizza coi colleghi, troppo folto il gruppo, Al bar da sola col mio toast e la spremuta d’arancia leggevo un quotidiano. Fuori, un salice  piangente è il primo ad aver messo tutte le foglioline verdoline fresche. E degli uccellni cinguettavano dalla casa degli orrori. La casa degli orrori è vicina all’ufficio. Un cancello di metallo verniciato che credo porti all’ingresso, il muro di cinta,  sul quale a un metro da terra una pianta ha messo radici, è quasi attaccato al muro della casa, quasi gli abitanti fossero murati vivi. Non intravedo finestre. Sul marciapiede si aprono  i finestrini dello scantinato, senza vetri e con reti strappate, spesso un cane lupo abbaia da lì sotto, nella penombra, tra secchi di plastica da imbianchino.Eppure oggi gli uccellini cinguettavano dalle tegole di quella casa lì.

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6 pensieri su “pensieri sparsi

  1. auxesia1

    Ma secondo me non è il numero delle persone che conta in una cena fra amici, ma il tipo di persone che si hanno attorno.
    E va bene anche il ristorante casinista se si è in tanti.
    Diverso il discorso se la cena è più intima…

    Rispondi
  2. utente anonimo

    Mi togli un peso… anche a me il ristorante è sembrato un po’… come dire… come dici tu 😀
    Ma il post è reticente sugli argomenti di discussione più oséi!!! 😀
    Solo per dire che è stata una piacevole serata per chi ha avuto l’onore di esserci 😀 gli altri si rodano dall’invidia.

    LdL

    Rispondi

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