L'Ultima Cena, ma forse no.

Stasera mi sono trovata con il mio amico di Roma, qui a Milano per lavoro, per l’ultima volta, salvo non decida di rimandare il pensionamento di qualche mese. Così almeno mi ha detto, sorprendendomi,  mentre ci salutavamo davanti al capolinea del mio autobus.
Avevamo passeggiato per corso Garibaldi,  e quando ci eravamo decisi per un ristorante, era tutto prenotato. Ci siamo cacciati in un altro,  serviti da un cameriere a quanto pare innamorato, visto che ci ha quasi ucciso con i calici  del vino, si è dimenticato le nostre verdure grigliate, e si ostinava a farmi scegliere per l’affogato tra un torroncino nero e uno  bianco. Però poi ha ammesso che confondeva col tartufo.
Apprezzata la mia furbizia di ordinare pappardelle con ricotta e carciofi, evitando nettamente il pomodoro, dal momento che indossavo un golf rosa chiaro: la  ricotta ha però colpito ugualmente, come  pare sia una cosa inevitabile, questa volta almeno senza lasciare vistose tracce.
Questo amico è in realtà una persona che ho amato tantissimo da ragazza,  una storia dai contorni indefiniti,  una sintonia stellare… è quello che, stanca per un attimo di sognare, ho smesso di aspettare, dopo sei anni,  decidendo di convivere con il capofamiglia,  una scelta razionale.
Una sintonia che non si è mai spenta,  e ravvivata una dozzina di anni dopo quando mi hanno mandato per un corso a Roma, e una dozzina di anni ancora dopo quando,  sentendo nostalgia dello scrivere di un tempo, gli ho telefonato in ufficio "Ciao… ma se ti scrivo, mi rispondi?" "Certo" e mi ha dato la sua mail, era l’ottobre del 2004.
E da allora ci siamo scritti, e lui mi ha asciugato le lacrime, lui mi ha spinto ad iscrivermi al corso di scrittura, e lui era entusiasta per qualunque cosa facessi, scrivessi  o volessi fare.
Adesso da prima di Natale è stato mandato qui a Milano, e così ci siamo rivisti, con la freschezza di sempre. Non ho potuto fare a meno di pensare che l’amore non c’era più  e che non sarebbe comunque  stato eterno, lui è troppo tranquillo, io sono sempre in tempesta. Infatti ne abbiamo parlato, ai  tempi non era pronto, e poi  lo spaventava la mia vitalità, temeva di non starmi dietro.
La prima volta che siamo usciti qui a Milano era come non fossero passati gli anni, ritrovi la familiarità, la voce, le parole. Parole non imprigionate… io non ricordo uno screzio, una spiegazione mancata…che fosse per la distanza, non lo so.
Stasera, che forse non lo vedrò più,  o chissà per quanto, chissà se non mai più,  sentivo il suo sguardo sorridente e divertito…e pensavo che se ne tornava lontano un pezzo di realtà, reale irrealtà.
"Tu  sei speciale,  perchè sei semplice, brillante, divertente, dei tuoi problemi parli ridendo, e non è poco",  mi ha detto stasera. Ed io che mi sento così spesso uno zerbino.

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27 pensieri su “L'Ultima Cena, ma forse no.

  1. poetanarratore

    Ho scelto te

    ….ho scelto
    solo te
    tra i righi sparsi
    un pianto arso
    ancora da esplorare…
    …tu emergi
    dal limpido lamento
    raffini il verso
    per farne sentimento …

    …è il momento
    il tempo di noi
    dell’attimo rivolto
    dell’attimo fuggente,
    insieme
    fin quanto
    luce ci darà…

    …ho scelto
    una tra le tante
    che mi ha saputo dare
    l’azzurro
    in una notte buia…

    …null’altra cercherò
    in un pianeta folle
    dove la parola
    gira dentro un filo…
    …e mi adagerò
    su di te
    fino
    all’ultimo sospiro,
    fin quando
    si spegnerà
    la magia della sera…

    il poeta narratore.

    Rispondi
  2. tiptop

    E’ che… ha anche lui la sua famiglia, senza contare che si deve occupare di tre anzianissimi, la madre e due zii soli e un po’ malmessi. Insomma vedersi non è facile, anche se sua moglie l’ho conosciuta, a Roma sono stata anche a cena da loro, anni e anni fa.
    Vedersi non è neanche fondamentale…
    è che anche lui torna ad essere parole, e non sguardo… un po’ come qui nella blogosfera.

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  3. amoreemusica

    Anche lui torna ad essere parole, dici nel tuo commento. Cos’è una persona che è solo “parole”? Basta? Basta perché questa persona possa entrare a far parte della nostra vita? Basta perché questa persona possa occupare la nostra mente e il nostro cuore?
    Io sono un pò come te, Cri. Alla fine, a lungo andare, lo sguardo è indispensabile.
    Un bacio.

    Rispondi
  4. tiptop

    Persone che sono solo parole, ce ne son tante… ma tante.
    Ma qui dentro ce ne sono tante, che oltre alle parole sento l’anima ed il cuore, ed è già molto… è bello quando le parole puoi leggerle anche negli occhi. E’ una ricchezza in più.

    Rispondi
  5. EdgarKenneth

    E’ una contraddizione di termini, qui, per definizione, le parole sono solo quelle scritte. Voler vedere a tutti i costi altri significati è mera illusione, oltre le parole c’è sempre e solo quello che noi vogliamo vedere.

    Rispondi
  6. nonnacarina

    Chi di noi non coltiva – più o meno segretamente- la “rosa che non colsi”?
    Anche perchè – siamo realisti – se l’avessimo colta probabilmente l’avremmo dimenticata, o ci saremmo stufati di viverci insieme.

    Rispondi
  7. tiptop

    Oh Edgar, la risposta sarebbe chilometrica. Si può anche dire che oltre le parole c’è quello che gli altri non vogliono che tu veda. E comunque le parole non hanno mai un significato solo, tanto meno combinate in una frase.
    Zerbino or not zerbino?
    io non è che mi ci sentirei…stesse in me. E’ che vengo fraintesa,a volte.

    Beh, Nonnacarina, in fondo lo dico…è così.

    Rispondi
  8. Comicomix

    Un altro bello spaccato di vita.

    Lasciarsi è brutto, anche se 8e quest’esperienza ce lo dice chiaramente) non ci si lascia mai davvero definitivamente…

    Personalmente, cerco di non rimpiangere quello che non è stato o potuto essere (non sempre mi riesce, ovviamente ^_^) ma di apprezzare quello che ho avuto e potrò ancora avere..
    Non so se è consolatorio, ma mi ci sforzo.
    E quando mi riesce, mi sento abbastanza bene
    ^_^

    Rispondi
  9. tiptop

    Sì MisterX rimpianti non ne ho… è stato giusto così, come amore non sarebbe stato “eterno”… e forse meglio così, è rimasto l’intaccabile. Il dispiacere è la perdita dello sguardo, non sapendo se la vita ci porterà ancora ad incontrarci.

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  10. sassofortino

    non saprei se qualche volta è invece meglio troncare, quando nell’amicizia è implicito un amore che non vuole distendere le ali anche se sappiamo che in seguito, spesso, finirà.
    Però sono contento per Te se questo Ti è servito per star bene tutto questo tempo
    un ciao carissimo fabrizio

    Rispondi

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