ospedale

Un ago, cinque fialette. Gente che va, gente che viene, nell’atrio. Pance piccole e pance grandi. Pancione che spingono passeggini. Pance musulmane. Pance con genitori. Dottoresse con gli stivali, infermiere con gli zoccoli,  bianchi, verdi. "Hanno chiamato dalla sala parto per sapere se hai preso tu la biro". Un po’ di pance sono andate al terzo piano,  uomini sono rimasti ad aspettarle, seduti in attesa in un reparto di ginecologia. Uno di loro dice di essere lì perchè l’ospedale, con nome di santo, della sua città non fa analisi  prenatali perchè possono preludere a un’interruzione di gravidanza. 
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16 pensieri su “ospedale

  1. auxesia1

    Rileggendo questo post mi torna in mente il senso di angoscia che mi causano gli ospedali, compresi i reparti di ostetricia che per loro natura sono simbolo del miracolo di vita.

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  2. lorypersempre

    Ho fatto il pieno di ospedali due anni fa, quando mio padre stava morendo. E anche l’inverno scorso, quando mia nonna Rosona stava per tirarci le cuoia.
    Non ce l’ho affatto, con questi posti, ma certo non mi mancano.
    Leela

    Rispondi

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