FORZA DI GRAVITA'

Ohhhhh che belli… i primi fiocchetti di neve…. speriamo che siano solo i primi, e si fermino lì, perchè dopo il primo bello, in città diventa subito una schifezza.

Ho telefonato e a casa non nevica… tanto per dire come sono vicina con l’ufficio, pur essendo sempre Milano. Ecco, la prossima settimana ci spostano dl terzo al secondo piano, e darò sulla via e non sui capannoni col cielo. Già una volta avevo un’ufficio che dava su case  private, ricordo un vecchio che abitava penso in un monolocale, con una lampadina sola e fioca fioca al centro della stanza, e appendeva fuori il bucato di mutandoni di lana ingiallita. Chissà cosa mi riserverà il futuro.

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23 pensieri su “FORZA DI GRAVITA'

  1. pcube

    pensa a me … che non ho finestre da cui guardare e sto in un ufficio buio illuminato solo dalla gialla (o verde meglio) luce del neon …
    freddo d’inverno e caldo d’estate …

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  2. lorypersempre

    Per tre anni e mezzo sono stata in ufficio senza finestre esterne, con vista sul cortile interno.
    Dove, per fortuna, c’era un giardino pensile, ed il tetto era di vetro.
    Sopravviverai, dai,
    Leela

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  3. Seigradi

    Anche qui, nel mezzo della Brianza, continua a venire giù, piano piano.
    Speriamo non abbia intenzione di nevicare sul serio! Soprattutto non ora che le feste sono finite!!

    Cambiare, invece, è bello: cambiare ufficio, vista… è stimolante. Mio personale parere.

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  4. delphine56

    Quando lavoravo in fabbrica il mio ufficio non aveva finestre, solo porte che davano in altre stanze e non si vedeva mai il cielo, nè il sole e nemmeno la neve! Non riuscivo mai a sognare! Adesso mi basta chiudere gli occhi…cosa fa avere qualche anno in più!

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  5. utente anonimo

    Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare,
    l’ odore quasi povero di roba da mangiare,
    lo vedo nella luce che anch’ io mi ricordo bene
    di lampadina fioca, quella da trenta candele,
    fra mobili che non hanno mai visto altri splendori,
    giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori,
    fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani:
    mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani.

    Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina
    aprire la persiana, tirare la tendina
    e mentre sto fumando ancora un’altra sigaretta,
    andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta
    e poi lo incontro ancora quando viene l’ ora mia,
    mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia:
    “Buon giorno, professore. Come sta la sua signora?
    E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora…”

    Mi dice cento volte fra la rete dei giardini
    di una sua gatta morta, di una lite coi vicini
    e mi racconta piano, col suo tono un po’ sommesso,
    di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso…

    Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita,
    a tutti i volti visti dalla lampadina antica,
    a quell’ odore solito di polvere e di muffa,
    a tutte le minestre riscaldate sulla stufa,
    a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo,
    a come da quel posto si può mai vedere il mondo,
    a un’ esistenza andata in tanti giorni uguali e duri,
    a come anche la storia sia passata fra quei muri…

    Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce
    la vita, com’è fatta e come uno la gestisce
    e i mille modi e i tempi, poi le possibilità,
    le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità
    e ancora mi domando se sia stato mai felice,
    se un dubbio l’ ebbe mai, se solo oggi si assopisce,
    se un dubbio l’ abbia avuto poche volte oppure spesso,
    se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso…

    Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo
    di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo:
    non posso o non so dir per niente se peggiore sia,
    a conti fatti, la sua solitudine o la mia…

    Diremo forse un giorno: “Ma se stava così bene…”
    Avrà il marmo con l’ angelo che spezza le catene
    coi soldi risparmiati un po’ perchè non si sa mai,
    un po’ per abitudine: “eh, son sempre pronti i guai” .
    Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti:
    “Piacere”, “E’ mio”, “Son lieto”, “Eravate suoi parenti?”
    E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena:
    soltanto un’ impressione che ricorderemo appena…

    A proposito dell’anziano, ci sta bene Guccini.
    BABA

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  6. MDP

    noi ci s’avea due che trombavano tutti i giorni.
    C’hanno spostati e non perchè guardavamo e non lavoravamo ma perchè c’era presa la depressione: ci domandava sempre “ma come cazzo fanno???”

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