QUALCOSA

Deve succedere qualcosa

deve succedere qualcosa

deve succedere qualcosa

deve succedere qualcosa

deve succedere qualcosa

deve succedere qualcosa

deve succedere qualcosa!  

qualcosa di bello

qualcosa che  non aspettavo

qualcosa di gioioso 

qualcosa che mi faccia buttare alle ortiche  la ragione

qualcosa per me solo per me

deve succedere

deve succedere

dai ,almeno per un po’

sono stanca di ragionare per stare bene…

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22 pensieri su “QUALCOSA

  1. lamokadauno

    io, che sono un po’ automalpensante, mi preoccupo quando ho troppo “bisogno” che qualcosa succeda e di solito mi metto a trafficare in una qualche direzione almeno per avvicinarmi alle premesse…

    Rispondi
  2. Shoruel

    e se non succede niente?
    Fa succedere tu qualcosa!
    Come cosa? Non ne ho idea! Esci di casa urlando e sbattendo la porta (darai qualcosa di cui chiacchierare a tutti) oppure, fa una bella torta a tre piani e offrila a tutti in una festa di non compleanno improvvisata, oppure (e questa è la mia preferita) prendi i colori e dipingi una parete di casa tua come se fosse un quadro immenso!
    Quando l’ho fatto io mia mamma mi stava per sbattere fuori di casa, ma se sei fortunata verrai compresa più di me 🙂

    Rispondi
  3. tiptop

    Già Diana… hai in mente il sabato del villaggio?

    Shoruel… sai che quando stavo dai miei ho dipinto sul muro un albero, in un angolo della camera, vicino alla finestra? Con le tempere però.

    Rispondi
  4. utente anonimo

    La donzelletta vien dalla campagna
    in sul calar del sole,
    col suo fascio dell’erba; e reca in mano
    un mazzolin di rose e viole,
    onde, siccome suole, ornare ella si appresta
    dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
    Siede con le vicine
    su la scala a filar la vecchierella,
    incontro là dove si perde il giorno;
    e novellando vien del suo buon tempo,
    quando ai dí della festa ella si ornava,
    ed ancor sana e snella
    solea danzar la sera intra di quei
    ch’ebbe compagni nell’età piú bella.
    Già tutta l’aria imbruna,
    torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
    giú da’ colli e da’ tetti,
    al biancheggiar della recente luna.
    Or la squilla dà segno
    della festa che viene;
    ed a quel suon diresti
    che il cor si riconforta.
    I fanciulli gridando
    su la piazzuola in frotta,
    e qua e là saltando,
    fanno un lieto romore;
    e intanto riede alla sua parca mensa,
    fischiando, il zappatore,
    e seco pensa al dí del suo riposo.

    Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
    e tutto l’altro tace,
    odi il martel picchiare, odi la sega
    del legnaiuol, che veglia
    nella chiusa bottega alla lucerna,
    e s’affretta, e s’adopra
    di fornir l’opra anzi al chiarir dell’alba.

    Questo di sette è il più gradito giorno,
    pien di speme e di gioia:
    diman tristezza e noia
    recheran l’ore, ed al travaglio usato
    ciascuno in suo pensier farà ritorno.

    Garzoncello scherzoso,
    cotesta età fiorita
    è come un giorno d’allegrezza pieno,
    giorno chiaro, sereno,
    che precorre alla festa di tua vita.
    Godi, fanciullo mio; stato soave,
    stagion lieta è cotesta.
    Altro dirti non vo’; ma la tua festa
    ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

    Rispondi

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