Michele

Nel commento a questo post  giustamente l’ amico Elfk chiedeva cosa era successo a mio nipote.

Quello che è successo  a mio nipote è uno dei momenti più duri della mia vita.

Ho sofferto tantissimo quando è mancato mio padre, ma un genitore anziano, lo sai che prima o poi succede. Ma che muoia tuo nipote di quasi 23 anni no, non lo sai, ed in fondo non lo saprai mai, non lo vorrai mai sapere.

E’ successo il 14 marzo 1992, e se penso a lui, lo penso vivo. Credo che non sia passato un solo giorno che il mio pensiero non  sia corso a lui o a mio padre, anche se davanti alla  loro tomba dopo la sepoltura non  ci sono andata  più. Non sono lì dentro, per me, non ho niente a che spartire con quel posto.

I telefoni cellulari all’epoca non erano diffusi, magari lo fossero stati. Non ricordo chi mi ha dato la notizia, so che mia sorella disperata stava  partendo per Morbegno accompagnata da nostro fratello, Michele era ferito in un incidente, l’ospedale non dava particolari al telefono, dovevo avvisare l’altro suo figlio che era con gli amici al bar  vicino a casa mia., abituale ritrovo del loro gruppo. So che ho provato a chiamare l’ospedale, e chi mi ha risposto ha detto che non poteva dirmi niente, che mi passava uno degli amici che aveva scortato lì mio nipote. Christian mi ha detto che era grave, che un cretino che non si era fermato lo aveva sorpassato in curva e lo aveva preso dentro,  loro due amici  erano davanti con le loro moto e non vedendolo erano tornati indietro e lo avevano trovato.  Recisa l’arteria all’altezza della coscia, emorragia inarrestabile, lo trasferivano d’urgenza a Sondrio. Sono corsa a cercare l’altro mio nipote, il fratello, e gli ho detto corri. Era incredulo. Aveva la vecchia sgangherata  R4 mi ricordo. Qualcuno forse Christian, mi ha telefonato che Michele era morto. Ricordo che sono rimasta lì silenziosa, i miei bambini dormivano, il capofamiglia guardava fisso davanti a sè sul divano, e poi ho preso a pugni il muro e mi sono messa a piangere come una pazza. Ricordo che la mattina mi sono svegliata presto, col pensiero “Non vedrò mai più Michele” e mi pareva di impazzire. Abbiamo portato i bambini dalla nonna. Siamo arrivati a Sondrio, era una domenica mattina calda, di code.   Ho incontrato per strada mia sorella e mio fratello,  ci siamo abbracciate, mi ha detto dove trovavo Michele.  Ho visto Michele immobile, e pallido, l’ho baciato, guardato e riguardato, e poi non lo volevo più guardare così, e siamo ripartiti per Milano.

Ho saputo che il funerale religioso sarebbe stato officiato dal fratello prete della mia vicina. Gli ho fatto una lettera dove parlavo di  Michele, un ragazzo  sano e senza compromessi, amante della natura e della musica,  morto andando in Val di Mello per scattare fotografie alla vita. Non lo aveva

detto a nessuno, che conoscevo il prete. E’ stato il mio modo di salutare Michele. Un funerale paradossalmente vivo…i ragazzi del complesso in cui suonava Michele, silenziosamente durante la cerimonia avevano sistemato all’uscita  i loro strumenti e lo hanno salutato suonando la sua musica.

La  mattina del funerale il guidatore della macchina, che era poi stato rintracciato dalla polizia seguendo come pista i possibili danni alla carrozzeria, si era presentato davanti al portone di casa cercando mia sorella ed era stato  allontanato,  trattenendo mio cognato che stava per pestarlo.

Mia sorella per un sacco di tempo si è tenuta lontana da mia madre e me dicendo che la avevamo lasciata sola, ma in realtà lei vedeva e voleva solo la compagnia degli amici di suo figlio, che le potevano dire di più di lui.

Non oso immaginare cosa sia per una madre. Io con questi nipoti ci ero quasi cresciuta, come fratelli minori, avevo dodici anni quando era nato il maggiore dei due.

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19 pensieri su “Michele

  1. yukshee

    Mh mh, sì.

    È per eventi di questo tipo, accadute anche a me, che io affronto le difficoltà ricordandomi di sorridere.
    Per questo sorrido e vivo coltivando la felicità, anche nei momenti meno solari.

    Perché tutte le mie difficoltà sono stronzate innanzi alle altre cose.
    Cose che sono successe, che mi porto dentro e che ricordo sempre.

    Rispondi
  2. Seigradi

    E’ straziante…
    … è facile convincersi a non aver paura persino della propria di morte… ma quella degli affetti più stretti è una possibilità persino impossibile da concepire

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  3. utente anonimo

    Mi dispiace tantissimo, una giovane vita spezzata e’ sempre un’ingiustizia. Spero che tu e tua sorella vi siate riavvicinate. Un abbraccio Anna

    Rispondi
  4. lunafragola

    quello che mi auguro ogni giorno della mia vita è che la prossima volta accada a me, accada a me. Non ho pioù la forza per sopportare dolori così sconvolgenti. Un abbraccio tip.

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  5. gadofly

    Anche tu Cristina …hai la tua goccia di dolore che con tutte le nostre formano la vita .
    A leggere queste cose tutti noi pensiamo ai nostri dolori e forse siamo contenti che ci siano dolori più grandi dei nostri …..
    Voltati indietro e troverai sempre chi porta una croce più grande della tua .
    smackkkk Renzo

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  6. Rimugino

    ho sempre sentito dire, che sarebbe meglio che un genitore non dovrebbe mai sopravvivere alla morte di un figlio. Effettivamente, non credo esista un dolore più atroce.
    un bacio

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  7. tiptop

    Grazie, so che è passato tanto tempo ma questo tempo continuo a non sentirlo. Come l’ha chiamata Gradiva 😉 è una testimonianza, il quadro di un dolore. Che non esiste una graduatoria del dolore… è devastante ed unisce… e non guarda in faccia nessuno.

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  8. utente anonimo

    Ho vissuto la stessa esperienza con mio cognato, di 20 anni. Più o meno la stessa storia, le stesse sensazioni, lo stesso strazio. Sono passati nove anni, ma non me ne posso liberare, e la mia vita è totalmente cambiata, dandomi priorità che prima non consideravo nemmeno. Vivo per i miei affetti, e non intendo rubare loro un minuto del mio tempo. E non mi nego un singolo secondo del loro tempo.
    Ciao Tippe, onora chi se n’è andato, ma pensa a chi hai vicino con tutta la gioia che puoi.
    Lesorja.

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  9. tiptop

    http://tipto[..] Giornata casalinga, ma sono stanca morta. Ho messo giù i tappeti in salotto, ho ripassato tutto il suo armadio con mio figlio, eliminando un po’ di cose, ho perfino stirato un po’, scritto un incipit dell’incipit del romanzo erotico per il corso [..]

    Rispondi
  10. tiptop

    http://tipto[..] Giornata casalinga, ma sono stanca morta. Ho messo giù i tappeti in salotto, ho ripassato tutto il suo armadio con mio figlio, eliminando un po’ di cose, ho perfino stirato un po’, scritto un incipit dell’incipit del romanzo erotico per il corso [..]

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